Ci siamo, il 2021 è alle porte e le sfide aperte sono importantissime siamo pronti ad affrontarle?

Ci siamo.  Mancano poche ore alla fine di questo travagliato e drammatico 2020.  Abbiamo raccontato tante storie, drammatiche, spesso, di speranza e di preoccupazione.  Tutti sentimenti che hanno accompagnato quest’anno che si sta concludendo e che accompagneranno anche la prima parte del 2021.

Non siamo astrologi ma non ci vuole certamente la sfera di cristallo per capire che la prima parte del 2021 non sarà altro che un prolungamento del 2020 fra alti e bassi.  E gli strascichi non sono sicuramente positivi perché si sono scoperti i punti deboli del nostro Paese.  La sanità paga decenni di tagli, dal governo Amato del ’92, quello che in una notte drammatica decise il prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani per salvare il salvabile, ben poco.  Da allora ogni anno tagli lineari hanno provocato la progressiva eutanasia della sanità pubblica italiana.  Da fiore all’occhiello è diventata un mostro informe con oltre 20 teste, tutte con il loro pensiero, e spesso in conflitto fra loro.  Il risultato, nonostante ci sia ancora in giro qualche negazionista, è che alla prima pandemia seria il sistema è andato in tilt e tutti abbiamo pagato.  Per chi ancora non avesse capito il problema non sta nei numeri in sé del covid, ma nel ricorso alle cure ospedaliere di tanti pazienti in un periodo breve.  Il combinato disposto dei tanti ricoveri anche in terapia intensiva, praticamente nello stesso periodo ha provocato il tilt del sistema che non ha retto.  Per cui ci siamo trovati di fronte a medici che hanno dovuto fare scelte dolorose, di blocco dell’operatività sanitaria per mesi, di liste di attesa lunghissime ed estenuanti che hanno provocato e provocheranno una recrudescenza della mortalità di pazienti oncologici e cardiaci, ad esempio.  E la situazione non è cambiata dopo il primo lockdown generale.

L’altro comparto pesantemente colpito è quello dell’istruzione e della cultura.  Anche in questo caso anni di tagli insensati, di sindacalizzazione vecchia maniera, di programmazione errata hanno bloccato per un anno l’istruzione.  La didattica a distanza, una realtà da tempo in molti paesi avanzati, da noi era praticamente sconosciuta.  Sì, le piattaforme di registro elettronico c’erano, ma la digitalizzazione della scuola lì si è fermata.  In questo caso la regionalizzazione ha fatto il resto dei danni.  Lo scorso anno scolastico è passato quasi in cavalleria, diciamolo onestamente e senza infingimenti, e il rischio concreto è che anche quello in corso sia di passaggio.  Ma perché in sette mesi non ci si è organizzati?  E’ la domanda delle domande a cui nessuno riesce a rispondere in maniera compiuta in uno scaricabarile stucchevole e irritante.  Si è perso tempo in operazioni di maquillage discutibili perdendo di vista che la scuola è al servizio degli studenti.  Si sono persi mesi preziosi dietro agli appalti dei banchi con rotelle o senza, dimenticandosi che molte scuole hanno connessioni inconsistenti o insufficienti; molti istituti non hanno la strumentazione tecnologica adeguata a supporto della didattica integrata; molti docenti non hanno dimestichezza con la tecnologia e poco è stato fatto per l’aggiornamento professionale; il sindacato, non tutto a dire il vero, ancora conduce battaglie come se nulla fosse successo in questo 2020.  Già, l’altro punto nodale riguarda una latente guerra tra poveri che rischia di esplodere nel prossimo futuro, quella tra dipendenti garantiti sempre e comunque (pubblico impiego) e quelli del comparto privato che in questi mesi si sono visti tagliare gli stipendi con la CIG covid o già sanno che perderanno il lavoro appena finirà il blocco dei licenziamenti.

C’è poi tutto il problema dei soldi europei con la guerra di trincea tra i fautori del MES “corretto” e del Recovery, quando la verità cruda è che l’Italia non ha mai saputo spendere il 40% dei fondi messi a disposizione dalla UE in periodi normali, e allora perché dovrebbero fidarsi adesso i nostri partner?  Non hanno torto quando ci tirano le orecchie perché anche con l’ultima manovra di bilancio sono uscite fuori voci dispesa extra che non rilanceranno l’economia, così come non è avvenuto col discutibile bonus-monopattino e l’altrettanto discutibile bonus-vacanze.  Si disperdono così risorse in mille rivoli con piccole elemosine e prebende che poco hanno a che fare con la ripresa e che contemporaneamente vanno ad ingrossare un deficit pubblico già stellare.  Il tutto senza riforme vere che dovrebbero invece rivoluzionare il mercato del lavoro e delle imprese, favorire gli investimenti nazionali e stranieri, migliorare la giustizia civile, incrementare l’offerta formativa delle professioni mediche, fortemente penalizzate in questi anni, tagliare veramente i rami secchi e gli sprechi.  Tutto questo non è avvenuto, anzi si continua a finanziare il buco nero di MPS o di Alitalia, di Carige e si torna all’acciaio di stato con ILVA, senza una progettualità vera se non emergenziale, ma male interpretata.

Il 2021 si presenta così, con tutti i problemi del 2020 non risolti, con la pandemia ancora in atto e in lenta ma costante ripresa, purtroppo, e le zavorre che nessuno ha il coraggio di gettare per provare, almeno, a ripartire e creare le condizioni per avere un Paese nuovo, in linea con gli altri competitors e pronto a raccogliere il guanto di sfida della competizione sempre più globale da cui non ci si può ritirare ma si può e si deve governare, insieme ai partner e non subendo le decisioni altrui.

Il 2021 potrà, anzi dovrà essere l’anno della ripartenza e allora ci auguriamo che lo sia portando una ventata di novità e un cambio di marcia necessario per non affondare verso una mediocrità che questo Paese non merita per la sua storia, i suoi valori, i suoi tesori che purtroppo noi per primi ci dimentichiamo e quasi ce ne vergogniamo.

Allora auguri a tutti i nostri lettori e inserzionisti per un 2021 migliore, proficuo e sereno!

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